Oltre il conflitto
di Chiara Strozzieri
All’entrata dello studio/galleria di Franco Secone si legge: “La grandezza di un uomo si misura dalla sua umiltà”. Più che un’ammonizione per gli altri, una lezione per se stesso che ha imparato bene, coltivando la propria ricerca plastica e pittorica per lo più senza la pretesa di corrispondere ai canoni del mercato. Eppure sono grandi i consensi ricevuti e tante le persone che si sono accostate alla sua opera, attraverso il sito internet o direttamente presso lo studio di Città Sant’Angelo, messo a disposizione di chiunque sia interessato a visitarlo.
In entrambi i modi si viene catapultati e ci si immerge dalla testa ai piedi nel mondo dell’artista, quasi una realtà ideale dove si avvertono fortissimi i valori della famiglia e dell’aiuto verso il prossimo. Gli insegnamenti che vengono fuori soprattutto dalle mirabili sculture in pietra non hanno quella severità che li renderebbero difficili da assimilare, al contrario contengono una sconfinata dolcezza, in particolare quando si tramutano in maternità o in figure reali, carissime, come il padre e la madre. Ma Secone non riversa questa premura avvolgente soltanto sui suoi affetti, ha il grande merito di elargirla a chiunque sia altro da sé. Ciò che lui fa non è giudicare una diversità che non gli appartiene, ma tentare di correggere un comportamento distruttivo nei confronti della realtà circostante: in una splendida serie di terrecotte parla di altruismo ed egoismo, condannando quest’ultimo con una particolarissima trattazione della figura umana. Infatti le sue creature sono sprovviste di una testa, e di conseguenza di un cervello, che sostituisce con un anello vuoto al centro. La giustificazione di quest’aspetto sta tutta nel resto del corpo, dove gambe o braccia serrano in una stretta una palla, a indicarne l’assoluto possesso.
È uno degli insegnamenti che, prima di rivolgere al pubblico, Secone ha rivolto a se stesso quando, lavorando come tecnico in una clinica, ha scelto comunque di dare ascolto ai malati, cercando di imparare anche la loro di lezione. Ecco come ha inizio la vita dell’artista: tanto quella privata si riempie di esperienze forti, incancellabili, tanto inizia a pulsare nelle sue mani il desiderio di esternare le proprie emozioni in tutte le sfumature possibili. L’urgenza di dedicarsi all’arte lo spinge subito verso la scultura, quindi verso la lavorazione di materiali concreti, grezzi, a cui magistralmente riesce presto a dare un’anima. Secondo una particolare fascinazione per Picasso, mette la sua arte a disposizione delle grandi tematiche di attualità del nostro secolo, non rinunciando ad affrontarle a suo modo. La problematica del terrorismo lo coinvolge in un misto di rabbia, dolore e preoccupazione, fino a sbocciare da un tronco che diventa l’esplosione di un kamikaze, in cui riconoscere degli elementi umani schizzati via da un nucleo centrale. Secone tuttavia non è mai dominato da un sentimento di arrendevolezza, così tenta anche stavolta di dare una soluzione e lo fa attraverso il mezzo, ovvero l’ulivo, che con la sua forza pacifica pare contenere quest’esplosione annunciando la fine imminente di ogni bruttura bellica.
Per quanto riguarda l’approccio con la pittura, Franco Secone predilige gli acrilici, capaci di rispettare un trattamento artistico alla continua ricerca dell’impatto visivo, perché scaturito dall’improvvisa verve creativa e per questo contrario al ritocco e a qualsiasi opera che non possa essere eseguita in brevissimo tempo. Al centro del suo astrattismo, che mai si lascia forgiare sulla base di insigni esempi dell’arte contemporanea, ma pur deve qualcosa alla libertà espressiva di un Kandinsky, c’è quella lotta tra bene e male a cui l’artista assiste giorno per giorno. Ritroviamo le fasi depressive delle persone conosciute in clinica in un alternarsi di colori cupi secondo pennellate scomposte, che addirittura possono arrivare ad atroci sgocciolature, come fossero pensieri liquidi caduti sulla carta senza un logico disegno mentale. Anche quando parlano di emozioni positive e illuminanti, le opere di Secone non abbandonano mai quel sentimento malinconio che viene dalla certezza che si tratti di euforie passeggere, mai di gioie definitive.
L’elaborazione di questi lutti interiori è stata lunga ed estremamente difficile, per questo abbraccia una parte importante dell’opera di Secone, tuttavia egli sembra recentemente giunto a un vero e proprio punto di svolta. Dopo tante esercitazioni in cui l’ottimismo provava ad essere il sentimento portante di uno sguardo rivolto al futuro, adesso finalmente una rinascita sembra possibile. Un nuovo giorno e Una nuova notte segnano l’inizio di una fase più spirituale per la ricerca pittorica di Secone, momento in cui è l’ordine cosmico a dare nuovo assetto alla vita, è la volontà ultraterrena a decidere sulle umane sorti. Il sole e la luna, spuntando dagli angoli della tela con i loro parziali geometrismi, preludono a una perfezione sferica che nient’altro è se non icona della completezza dello spirito. Perché la realtà forse non subirà quegli aggiustamenti che significherebbero la fine del dolore, ma l’animo con cui questo dolore viene affrontato ha la capacità, la forza di donare all’uomo nuova vita. Quello di Franco Secone è in questo senso un augurio e un impegno a contribuire a questa prospettiva auspicata con un’arte positiva. E il messaggio ultimo e definitivo dell’artista è che, se questo ottimismo ci pervadesse tutti completamente, qualcosa d’importante accadrebbe.
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